Ogni giorno a coltivare il suo orto
A Sulmona si aspettavano la proiezione di un film appassionante, il racconto di Ermanno Olmi delle comunità del cibo di “Terra Madre”, un progetto lanciato da Slowfood per ritrovare e valorizzare chi sta ancora producendo in modo genuino, etico e naturale, rispettoso dell’ambiente e delle collettività. Lo spettacolo era seguito, secondo programma, da un mercatino con degustazione di prodotti locali e con la presenza di artigiani, selezionati secondo gli stessi criteri guida.
Ma la sorpresa c’è stata: il racconto in diretta, emozionato quanto profondamente autentico, di Antonio Di Giusto, 89 anni passati quasi tutti ad Anversa degli Abruzzi, tranne gli anni in cui la guerra e il dovere di servizio della Patria lo hanno portato dall’Albania alla Francia.
Antonio ha portato la sua testimonianza ai presenti con tono fermo ma la voce ogni tanto si rompeva per l’emozione di tante persone che stavano ad ascoltare la sua storia e i suoi insegnamenti: lezioni di vita semplici quanto preziose in un mondo in cui si perde sempre più il legame con la terra ed i suoi gesti quotidiani. Lui non li ha persi mai, nemmeno ora che la fatica di andare ogni giorno al suo orto inizia davvero a farsi sentire e i passi sono più lenti. “Mangiate solo il cibo che producete voi stessi”, è stata la sua raccomandazione, una raccomandazione che sembra oggi tornare di moda anche alla Casa Bianca, dove il neo-eletto Presidente Obama ha fatto impiantare subito un orto. Ben fatto!, gli avrebbe certamente detto Antonio, che si è sentito male solo una volta, quando ha dovuto mangiare cibo in scatola in Albania durante la guerra: e si è ripromesso di non farlo mai più. E così è stato.
Il valore della sua cura quotidiana della terra a volte non è stata compresa, tanto che ha dovuto scrivere più volte, inutilmente, all’Amministrazione comunale per richiedere la pulizia delle strade interpoderali che portano al suo orto; ma non si è arreso. Anzi, ha puntato ancora più in alto, scrivendo al Ministro della Salute per ricordargli che se si vuole combattere contro la diffusione dei tumori, la prima cosa da fare è diffondere un’alimentazione più sana. “Ma anche là nessuno ha mai risposto”, dice con una punta di amarezza.
Una mancanza di attenzione che non lo ha scoraggiato; un senso del vivere etico che lo ha portato ad assistere per tutta la vita la sorella disabile al 100%, scomparsa due anni fa, senza mai chiedere un sussidio. Anzi: poiché come ha detto “conosce la povertà”, dalla sua pensione minima ogni mese preleva 100 Euro che spedisce in Africa, per aiutare “chi ha bisogno”.
Si è commosso, ed ha commosso i presenti, che hanno seguito attenti ogni parola su ulivi e fagioli, sul cibo e sulla vita sana, e infine lo hanno salutato con un caloroso applauso: un eroe quotidiano. Ma anche un eroe di guerra, che ha ricevuto in questi giorni la notizia di ben quattro riconoscimenti al valore, tributati con una scarna lettera di otto righe in cui lo Stato italiano gli riconosce, dopo 64 anni dalla fine della guerra, due Croci al Merito e due Medaglie. Un’altra occasione persa da parte delle istituzioni per rendere merito a chi ha dato tanto al Paese e alla collettività, ed ha tanto ancora da insegnarci, e lo fa ogni giorno con semplicità.

