
Nella recente escursione in quel di Scanno, rispetto agli anni ormai passati, un’assenza balzava agli occhi, mentre si passeggiava per le strade del borgo: le donne in costume. Ne ho colto una che percorreva a passo lento e con una conca in mano una tipica discesa a gradinata, quindi la quintessenza, il prototipo della scannesità femminile e subito mi preparai per la giusta inquadratura. Poi da una semicurva sporsero le fotocamere e le figure di chi stava lavorando con la donna per un servizio fotografico. Insomma un artefatto!
Altre due donne in costume festivo uscivano dalla messa, ma i loro visi erano così tristemente brutti da svilire l’abito e inibire il dito poggiato sull’otturatore.
Un tempo, non molto remoto, le donne di Scanno, specie dopo i 55 anni, non rinunciavano mai al loro costume tradizionale giornaliero, tutto nero, lo stretto corpetto in contrasto con gonne ampie, il capo coperto. Abito che portavano con grazia ed eleganza oppure era la foggia complessiva del costume ad attribuire loro queste qualità.
A differenza del mondo animale, dove per solito è la livrea del maschio ad essere per dimensioni aspetto e colori la più accattivante -e probabilmente anche responsabile della presunzione di essere genere dominante- a Scanno i maschi non corrono questo rischio. Hanno ormai da tempo dismesso il loro modesto costume, mentre numerosi servizi fotografici, peraltro non molto datati, mostrano donne in costume giornaliero o di festa negli atteggiamenti più diversi, dimostrandosi, anche in età avanzata, capaci di autoironia, disponibili allo scherzo, insomma di mentalità aperta.